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Economia circolare e Unione europea: percorsi e sfide verso un’Europa unita

Giorgio Grimaldi

Dal 2015 l’UE ha avviato un Piano d’azione per l’economia circolare con l’obiettivo di promuovere la transizione verso un’economia sostenibile. Nel marzo 2019 un Rapporto della Commissione europea ha tracciato il bilancio dell’implementazione del Piano d’azione, giunto così ad una prima valutazione. Tanti sono i percorsi avviati e anche le incognite, nonché le incoerenze dell’UE e soprattutto dei suoi paesi membri; a questo riguardo è quanto mai necessario riprendere la costruzione di un’Europa come federazione democratica per rendere più efficace l’azione propria dell’UE e di tutti gli attori coinvolti in questa sfida epocale (Stati, enti locali, mondo economico-finanziario, organizzazioni sociali, cittadini). L’economia circolare si inserisce, infatti, in un progetto futuribile ecosostenibile che riguarda trasversalmente tutta la società mondiale e attraverso il quale l’Europa può rigenerarsi come potenza civile, ristrutturandosi come federazione ecologica al servizio della pace, del benessere e della cura per la casa comune. Attuando la visione di ecologia integrale dell’enciclica “Laudato sì”, anch’essa uscita nel 2015, recuperando il valore dell’ecologia umana e rifiutando la cultura dello scarto (dalle molte ramificazioni etiche, sociali, culturali, economiche, politiche), l’economia circolare può costituire un passaggio fondamentale verso una società della convivenza e dell’inclusione frutto dell’educazione ambientale e della conversione ecologica e per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

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Ridare fiato a Lungomare Canepa​

Massimiliano Amirfeiz

Nell’articolo comparso il 12 marzo su Genova 24, dal titolo “Lungomare Canepa, pannelli diventano marroni di smog: “Ci stiamo avvelenando”. E la centralina Arpal ancora non c’è” si esprime preoccupazione per l’inquinamento prodotto dall’intenso traffico che percorre la “Gronda a Mare”.

Detto che la realizzazione della strada Superba ha sicuramente ridotto gli impatti del traffico e dell’inquinamento, con l’allontanamento (anche se di poche decine di metri) di gran parte dei veicoli pesanti, attualmente lungomare Canepa e’, senza dubbio, una criticità, a causa dell’inteso traffico veicolare.

Dall'analisi delle matrici di traffico di Autostrade per l'Italia si stima che giornalmente, con il crollo di ponte Morandi, fino a 42.000 auto e 7.000 mezzi pesanti si siano riversate sulla viabilità ordinaria, in aggiunta a quella pre-esistente. Di questi spostamenti, il 50% sono interni al comune di Genova e solo 10% quelli di attraversamento dell’area urbana.

Sappiamo che nelle fasi immediatamente successive al crollo molte persone, per fronteggiare l’emergenza, hanno optato per il mezzo pubblico (+21% i genovesi passati ai mezzi di trasporto pubblico, +500% gli abbonamenti online AMT, +10% i passeggeri Trenitalia) e, con queste scelte, hanno ridotto  la pesante criticità prodotta dal crollo del ponte.

Ma, nei mesi successivi, sia per il non adeguato rafforzamento dell'offerta di servizio (ad esempio la frequenza dei treni in Val Polcevera rimasta a 30 minuti, con buchi fino a 2 ore e con l’ultimo treno alle 20:30), sia per la messa in opera di nuove infrastrutture stradali (la strada Superba e il nuovo svincolo Genova Aeroporto), molti genovesi sono tornati a riutilizzare il mezzo privato.

La logica e la letteratura internazionale ci dicono che l'unico modo per ridurre il traffico veicolare sia quello di investire sul Trasporto Pubblico e non in nuove strade.

Le strade sono come gli hard-disk: per quanto grossi li prendi, li riempirai e sarai costretto a comprarne sempre di più grossi. La soluzione quindi non sta nel costruire nuove strade, ma nel ripensare ai diversi modi con cui i genovesi si possono muovere.

Gran parte del traffico di Lungomare Canepa può essere quindi eliminato, rafforzando l'offerta di Trasporto Pubblico, nell’immediato e nel medio-lungo periodo. 

E’ fondamentale, inoltre, dare priorita' alla conclusione dei lavori del nodo ferroviario, lavori che dovevano concludersi nel 2017 e che porteranno alla realizzazione di nuovi  binari dedicati al servizio metropolitano, da Voltri a Brignole e, con essi, la possibilità di avere, sulle linee urbane, un treno ogni 5-8 minuti; questo obiettivo sarà possibile  con la pianificazione dell'acquisto del materiale rotabile ma,  ad oggi, ne Regione ne Comune hanno stanziato un euro su questo capitolo, giocando sul fatto che non sia chiaro chi debba farsi carico di questi costi.

E non bisogna dimenticare che i problemi di traffico e d’inquinamento della città possono essere risolti anche con una rivisitazione del servizio AMT che, invece di essere visto come indipendente o addirittura in competizione con il servizio ferroviario, dovrebbe essere pensato come fondamentale linea di adduzione agli assi di trasporto ad alta capacita’: la ferrovia, la metro e il  tram, di cui è auspicabile un rapido ritorno.

Continuare a costruire nuove strade (come la Gronda), o incentivarne l’utilizzo (come la gratuità di tratte autostradali) porterà invece ad un aggravamento della situazione, con ancora più veicoli, a quattro e due ruote, che circoleranno in città ed in Lungomare Canepa.

Massimiliano Amirfeiz

Rinascimento Genova - Gruppo di Lavoro Mobilita’ e Trasporti

Alex vive ​

Gianfranco Porcile

Nel mese  di luglio ricorre la scomparsa di Alexander (per molti Alex) Langer avvenuta nel 1995, cioè 23 anni fa. Era nato nel 1946 e quindi al momento della morte non aveva ancora 50 anni.  L’Ecoistituto del Veneto, che è un po’ il capofila dei diversi ecoistituti italiani, è intitolato proprio a Langer e mai scelta fu più giustificata.

Chi scrive lo ha conosciuto personalmente e ricorda come egli fosse uno dei leader del movimento ecopacifista e certamente quello che aveva il maggior carisma, un carisma riconosciuto all’interno dei Verdi e non solo.

Langer scrisse dei libri, ma il libro che meglio si presta per chi volesse conoscerlo meglio è “Il viaggiatore leggero”, uscito postumo, che è una raccolta completa dei suoi scritti, in italiano ed in tedesco(con traduzione in italiano), scritti per articoli di giornali, interviste, seminari. Il titolo del libro ci dice subito che Alex viaggiò molto in Europa, specie nei Balcani al tempo della guerra di Jugoslavia, e Russia. E l’aggettivo leggero si riferisce forse alla sua figura allampanata, oserei dire ascetica.

Se guardate su Wikipedia, Langer viene definito:”un politico, pacifista, scrittore, giornalista, ambientalista, traduttore e docente italiano”. Già questa definizione così articolata e sfaccettata ci suggerisce che Langer fu, per dirla con il poeta, uomo di multiforme ingegno.

Per capire un personaggio, per conoscere una persona è necessario ricordare alcuni tratti salienti della sua personalità. Come il pittore aggiunge pennellate al suo quadro con l’intento di avvicinarsi il più possibile alla realtà che vuole descrivere, così anche noi vogliamo analizzare di volta in volta un aspetto per noi saliente del suo carattere e della sua vita.

Il primo tratto è la religiosità, o meglio la spiritualità: Alex era cattolico ma aveva per l’esattezza un genitore di religione ebraica. Questa fede lo accompagnò per tutta la vita, vissuta con gioia e potremmo dire anche felicità, pur tenendo conto di  quanto Alex fosse schivo nel manifestare i suoi sentimenti intimi. Non a caso il primo scritto di Langer in ordine cronologico è proprio dedicato alla sua fede cattolica ed all’impegno cristiano con altri coetanei. Era scritto in tedesco (Alex era bilingue, parlava benissimo italiano ma la sua lingua primigenia era il tedesco) e risale a quando egli aveva soltanto 15 anni. Ma la fede la conservò intatta per tutta la sua breve vita: egli morì suicida, ma in quelle che egli stesso definì le Parole del Commiato egli riportò, tra le altre, anche una frase del Vangelo (“Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati”).

Spiritualità dicevamo. E quando pensiamo a spiritualità possiamo pensare ai mistici ed agli eremiti, oppure a coloro che espressero la Fede con opere d’arte: pensiamo al Beato Angelico a solo titolo esemplificativo. Tanti su questa linea hanno voluto prediligere la testimonianza, penso a Tiziano Terzani per limitarci ai giorni nostri.

Ma la Fede di Langer è finalizzata all’azione. La spiritualità è motore per l’azione. sembra quasi che sia il carburante che gli fornisce l’energia per cercare di migliorare il mondo.  La fede è la base dell’impegno civile e politico. Conoscere, giudicare, agire. E allora il pensiero corre piuttosto a Gandhi, a Martin Luther King, a Nelson  Mandela, al nostro don Andrea Gallo. Il suo pensiero è da subito “Che fare?”. Magari il “Che fare?” gli fu suggerito dal ricordo dell’omonimo scritto di Lenin, che certamente conosceva. Ma mi piace pensare piuttosto che questa voce interna “Che fare?” gli venisse dalla lettura di Fontamara di Ignazio Silone e dalla rivista fondata dai ribelli fontamaresi che portava proprio questo nome. E l’imperativo categorico che ci arriva ancor oggi da Alex è  proprio questo: di fronte ai problemi di oggi dobbiamo pensare e chiederci “di fronte all’ambiente calpestato ed ai diritti non riconosciuti, io cosa posso fare?”. E la risposta poi deve consistere in azione ed impegno concreto.

Alexander Langer: l’insegnamento

In questi periodi di disconoscimento e tradimento dell’ideale di Europa, è importante ricordare che Alexander Langer era e si sentiva cittadino, ma cittadino europeo. La sua Patria era l’Europa. Questa sua dimensione internazionale e transnazionale Alex Langer la traduceva in contatti molto frequenti con personaggi anche lontani: Ivan Illich, Don Milani, Vandana Shiva, Don Tonino Bello, Don Mazzi, Padre Balducci, ecc.  A quei tempi non esisteva internet, per cui spesso e volentieri questi contatti erano degli incontri personali: Alex raggiungeva le persone che gli interessavano e viaggiava (“Il viaggiatore leggero”), quasi sempre in treno. E al centro delle sue discussioni erano quelli che gli definiva i Segni dei tempi: il concetto di comunità, la responsabilità individuale, la libertà, la cultura, ed in particolare la coesistenza, cioè la pace tra gli uomini. Una parte di questi argomenti erano già trattati nel saggio pubblicato nel 1967 sulla Rivista “Die Bruke” (Il Ponte).
In un’epoca, la nostra, in cui architetti ed ingegneri sono assoldati dai governi per costruire muri, dagli Stati Uniti alla Turchia, muri in cemento e calcestruzzo, che ricordano sinistramente la Muraglia Cinese ed il Muro di Berlino; in un’epoca in cui ai muri veri si aggiungono pericolosamente quelli ideologici costruiti con il cemento del pregiudizio e la calce dell’odio razzista, ebbene, nella nostra epoca consola e fa bene andare con il pensiero a figure che invece vissero per costruire Ponti. Come Langer. Non a caso Marco Boato, nel suo libro del 2015, dedicato ad Alex lo intitolò: “Alexander  Langer. Costruttore di Ponti”.

 

Si diceva prima dell’imperativo “Che fare?”. Praticamente Alex pensò e scrisse molto e sempre, ma ogni volta  finalizzato al far,  all’azione. Azione politica sempre, azione spesso anche da intendersi in senso più “partitico”, cioè identificandosi, almeno in parte, con un gruppo od una forza politica e partitica: ma sempre senza mai perdere il suo spirito critico, senza mai rinunciare alla sua libertà ed al suo diritto di espressione anche dissenziente. E cosi il suo impegno in Lotta Continua dal 1968, di cui fu fondatore ( a livello di movimento e di giornalista sulla testata omonima), e poi la sua vicinanza e la sua simpatia per il Partito Radicale (senza mai diventarne un iscritto militante, ma comunque condividendone le battaglie per i diritti civili), fino all’impegno più concreto ed esplicito all’interno della Federazione delle Liste Verdi che presto si sarebbe trasformato in un vero e proprio partito, quello dei Verdi. Fu proprio un questa forza politica che fu eletto  europarlamentare sia nel 1989 sia nel 1994. E nei Verdi rappresentò sempre il punto di riferimento, il Garante, quello a cui ci si rivolgeva quando si aveva bisogno di una scelta saggia e di un parere coraggioso che togliesse le castagne dal fuoco quando si rischiava lo scontro tra posizioni contrapposte. E furono questi gli anni in cui Alex lanciò e si impegnò nella sua Campagna forse più grande ed impegnativa: la Campagna Nord-Sud. In un’epoca in cui si ragionava ancora in termini di Oriente (la Cina, l’Unione Sovietica) ed Occidente (il Patto Atlantico, La NATO, gli USA), Alex pose per primo sul piatto della bilancia del pensiero politico ed ambientalista, il rapporto tra il Nord del Mondo (ricco e speculatore) con il Sud (in via di sviluppo, oggetto di colonizzazione e sfruttamento delle risorse e delle materie prime), con una grande riflessione circa il debito che questi Paesi avevano contratto e che non sarebbero mai stati in grado di pagare ai Paesi ricchi.
L’insegnamento più grande di Alex fu forse quello relativo alla urgente necessità di una Conversione, una Conversione Ecologica. Già dagli anni ’80 egli dimostrava la necessità di un cambiamento radicale per un mondo “lentius, profundius, suavius” (più lento, più profondo, più leggero), esattamente l’opposto del motto di De Coubertain. E questa visione non poteva andare separata da una scelta netta a favore della non violenza, anzi ci piace scriverla in un’unica parola nonviolenza, come voleva Gandhi per significare che si tratta di un valore positivo e propositivo e non soltanto il rifiuto e la negazione della violenza.
Già allora Alex capiva che il messaggio era giusto, ma che il concetto di conversione ecologica doveva essere presentato in forma socialmente desiderabile, altrimenti la gente non avrebbe capito la necessità di una vita fatta di rinunce, di limiti, di divieti, di comportamenti virtuosi ma difficili da accettare in una società votata all’edonismo. Fu infatti Profeta: il messaggio dei Verdi, pur giustissimo, fu ben presto abbandonato dalla popolazione in sede elettorale in Italia in particolare, ma, in forma ridotta, anche in altri Paesi Europei (Francia in primis)
Un altro concetto sacrosanto di Alex fu che la conversione ecologica doveva essere assolutamente concreta, non soltanto ideologica o culturale. Fu questo il suo approccio per contrastare la guerra nei Balcani: non soltanto proclami pacifisti ma incontri con uomini politici importanti e proposte,  magari controverse ma certamente concrete ed attuabili.
Ed il richiamo alla Concretezza risuona anche nella sua intuizione di  un grande Evento che potesse far conoscere e vedere a tutti le possibilità di Cambiamento e di Conversione nei campi più disparati, dalla Filiera agro-alimentare al settore delle Energie Rinnovabili. Questa fiera si svolge ancora oggi a distanza di tanti anni a Perugia e continua a portare come nome l’ossimoro coniato da Alex: “Fiera delle Utopie Concrete”. Ancora oggi è per tutti noi la dimostrazione del fatto che i sogni esistono e che quelli belli si avverano e durano nel tempo. Anche in questo Alex vive.
Ecco come lui stesso ne parlava:
La Fiera delle Utopie Concrete non è la fiera dei sogni, tanto meno dei sogni di denari e potenza, ma tra le Utopie ce n'è una che appare più realistica di altre: che la ricerca di ricchezza, di benessere, di felicità debba indirizzarsi altrove per non spingere alla rapida svendita e al degrado dell’intero pianeta (Alexander Langer 1993)

Lettera aperta in vista del Natale ​

Gianfranco Porcile

Noi di EcoistitutoReGe  vogliamo esprimere  tutta la nostra preoccupazione.

Nel nostro Paese si trova normale che nelle mense scolastiche i bambini delle famiglie extracomunitarie vengano discriminati: una decisione che è stata giudicata illegittima dalla magistratura, ma molto prima era stata condannata dall’etica e dal buon senso. Ci si entusiasma per la flat tax (che abbassa le tasse ai ricchi) e non ci si indigna per il fatto che l’evasione fiscale non viene minimamente scalfita. Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, con tutta la sua comunità, aveva realizzato un esempio di democrazia accogliente: tutto è stato smantellato allo scopo di cancellare un’esperienza interetnica ed efficace che rappresentava un “pericoloso precedente”. Si guarda quasi con soddisfazione ad una politica che approva respingimenti e vessazioni contro i migranti. Si organizzano aggressioni ai “negri”, e poi se si viene scoperti si dice che è stata una semplice goliardata. Succede sempre più spesso che alcuni rifiutino   nei locali pubblici di farsi servire da dipendenti con la pelle scura. Si pretende il diritto di armarsi e di sparare ai ladri, come se la proprietà privata fosse più importante della vita umana. ONG (Organizzazioni Non Governative) serie e meritorie, come ad esempio Medici senza Frontiera, sono state costrette a rinunciare ai loro soccorsi nel mare Mediterraneo  mediante attacchi politici e cavilli giudiziari.

Tutto questo ci indigna e ci preoccupa.

E non è soltanto una nostra personale impressione. La recente analisi del CENSIS descrive la popolazione italiana in preda ad un  disagio profondo, un imbarbarimento che porta ad astio e rancore e talvolta ad odio nei confronti del diverso, dell’estraneo, dello straniero che viene visto con occhio ostile.

Se dal livello nazionale spostiamo il nostro sguardo sulla regione Liguria, i motivi di apprensione continuano ad esistere numerosi.

Dal dissesto idrogeologico di un territorio cementificato lungo le coste e abbandonato nell’entroterra, ad una inesistente politica dei Rifiuti che appare incapace di abbandonare la strada dei provvedimenti emergenziali, allo smantellamento della Sanità regionale pubblica, del quale l’assegnazione ai privati dei tre ospedali del ponente ligure, Albenga, Cairo Montenotte, Bordighera, è la  dimostrazione più grave e lampante.

Un altro motivo di preoccupazione ci viene dalla segnalazione dell’ultimo numero (dicembre 2018) della rivista Altreconomia (n.210, pag 20-21): le grandi dighe italiane di competenza statale hanno una età media di 62 anni; in Liguria le dighe sono 13 (61 milioni di metri cubi il volume totale di invaso dei serbatoi) con una età media  di 86 anni (dato più alto di tutte le regioni italiane). Un altro primato della nostra regione: la fascia di tutela di 150 metri dai corpi idrici, cioè dai fiumi, è impermeabilizzata per circa il 21% della intera superficie. La media italiana è del 7,6% ed anche qui la Liguria è quella con la % di impermeabilizzazione più alta tra tutte le regioni italiane.

Infine posando i nostri  occhi  sul livello cittadino genovese, dobbiamo constatare ancora una volta come la qualità di vita di Genova continui ad essere piuttosto bassa e certamente non soddisfacente.

Nella annuale classifica stilata da Legambiente “Ecosistema Urbano Legambiente” pubblicata in data 31 ottobre 2018 su Sole24ore Genova si piazza al 69° posto su un totale di 104 città capoluogo di Provincia, ed è ulteriormente scesa rispetto al passato.

Una delle situazioni peggiori riguarda la mobilità urbana (Genova praticamente non ha piste ciclabili) ed in particolare il parametro della incidentalità stradale: nella classifica dove la peggiore città si piazza all’ultimo posto, e cioè al 104°, Genova occupa il 97° posto. In un 2018 non ancora terminato i morti per incidenti stradali a Genova sono stati 23, mentre erano 18 nel 2017 e 15 nel 2016. E le vittime più numerose sono da cercare nelle cosiddette utenze deboli, cioè pedoni e ciclisti. Si tratta di vittime immolate sull’altare del dio automobile (a quattro ma anche a due ruote): un monumento triste all’autolesionismo e alla stupidità dell’uomo.

Questa situazione già drammatica è peggiorata dopo il crollo del ponte Morandi. Questo grave incidente rappresenta un vulnus tragico per la nostra città, che deve essere affrontato tenendo ben presenti due ordini di considerazioni:

1. Il crollo del ponte sul Polcevera non può essere affrontato e risolto soltanto con la mera ricostruzione di un nuovo ponte. E’ il segnale che il tipo di mobilità di Genova va ripensato in maniera radicale. Si trattava e si tratta di una modalità basata essenzialmente sul traffico privato su gomma, in particolare per il traffico portuale delle merci. Non è necessario andare lontano per trovare la via giusta: basta guardare Milano, dove sempre più persone si servono della metropolitana, e Firenze, dove sempre più cittadini usano il tram. Usque tandem?...

2. Effettivamente la questione del Morandi è per la città problema enorme che va affrontato con risorse ed impegno straordinari, ad iniziare dagli sfollati e dal doveroso risarcimento non soltanto economico verso un’intera vallata. Ma dobbiamo essere ben consapevoli che si deve assolutamente evitare il rischio, molto concreto, di monopolizzare attenzione e risorse sulla ricostruzione, trascurando i problemi cronici e /o preesistenti della città (gestione dei Rifiuti, inquinamento dell’aria e inquinamento acustico, tutela del Verde, dei parchi, dissesto idrogeologico, rapporto con l’entroterra, problema delle Periferie, disagio sociale, bullismo, accoglienza e solidarietà, …) L’elenco sarebbe lunghissimo ma dimenticheremmo sempre qualcosa di importante. Non vogliamo però dimenticare il problema, la vertenza che ci ha visto maggiormente impegnati in quest’anno che sta finendo: la battaglia contro l’inquinamento dell’aria e da rumore dovuto alle navi ormeggiate in porto, dove ancora una volta si dovrà coniugare insieme la parola lavoro con quelle di ambiente e di salute.

Questo impegno richiede la collaborazione ed il coordinamento di tutte le forze intelligenti e responsabili della città: istituzioni, cittadini, associazioni, comitati, ecc. Per questo Ecoistituto si è proposto come coordinatore “primus inter pares” di tutti coloro che si riconoscono nelle linee programmatiche di “Rinascimento Genova”.

La Partecipazione (che come ci ricordava Gaber è stretta parente della Libertà) soltanto partendo dalla Conoscenza scientifica   e passando per il Rispetto Democratico può arrivare ad essere efficace.

In conclusione

tra pochi giorni sarà Natale, ma quando denunciamo  dei diritti conculcati non lo facciamo per un malinteso buonismo che dura due settimane, bensì per quel senso di responsabilità, di jonasiana memoria, che ci impedisce di tacere e che abbiamo sempre in qualunque stagione.

Noi di  Ecoistituto difendiamo il paesaggio e gli alberi, ci battiamo per i diritti degli animali (noi diciamo “gli altri animali”) ma l’indignazione maggiore la proviamo quando ci troviamo di fronte ai diritti misconosciuti delle persone, dei poveri/e ed in particolare dei migranti in fuga dalla guerra e dalla fame,  in cerca di accoglienza nel nostro Paese. La stessa indignazione che proviamo quando vediamo che  la salute e la qualità di vita dei nostri concittadini  e concittadine vengono trascurate in nome di convenienze economiche o calcoli di mero consenso elettorale.

Chi vorrà lottare contro queste ingiustizie e per affrontare questi problemi ci troverà  sempre al suo fianco. La nostra unica arma è la Competenza scientifica, la nostra energia si chiama Volontà, la nostra unica forza è la Speranza, che è e sarà sempre alla base del nostro impegno e delle nostre scelte, per noi e per i nostri figli.

Gianfranco Porcile

A nome di Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova

 

Genova 17 dicembre 2018

Energie rinnovabili

Enzo Tortello

Gli obiettivi europei di produzione da fonti rinnovabili sono il 20% per il 2020, il 35% entro il 2030 e addirittura il 100% entro il 2050. Molti paesi della CE (tra questi l’Italia) hanno già superato ampiamente la quota prevista per il 2020. La potenza installata da rinnovabili in Italia, a fine 2017, ha raggiunto quasi i 53 GW (36 GW se si esclude l’idroelettrico “storico” già installato prima dell’anno 2000) ossia più del 40% dell’intero parco di generazione italiano, pari a 117 GW (valori che non tengono conto di quanto avvenuto nei primi 10 mesi del 2018). Nel 2017 le rinnovabili hanno contribuito al 36.2% della produzione interna e alla copertura del 32.4% della domanda elettrica nazionale che ha superato i 320 TWh (ovvero il 22,7 % della domanda totale, se si esclude anche qui l’idroelettrico storico)...​

3 dicembre 2018

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